lunedì 13 giugno 2011

Dopo i referendum

E anche questa è andata: fino a qualche mese fa nessuno avrebbe immaginato quello che è successo tra maggio e giugno nel panorama politico italiano. Tutto sembrava bloccato tra una destra demagogica e apparentemente onnipotente e una sinistra autolesionista e incapace di fare opposizione.
Il risultato ottenuto con il voto ai referendum è straordinario per molte ragioni:
  • perché segna un'inversione di tendenza rispetto all'ideologia, imperante negli ultimi anni, che "privato è meglio";
  • perché blocca la costruzione delle centrali nucleari;
  • perché afferma un principio fondamentale, come l'uguaglianza nei confronti della legge;
  • perché sicuramente mette in crisi l'attuale orrenda compagine di governo.
Ma il motivo che mi sembra più importante sottolineare è che gli ultimi referendum ad aver ottenuto il quorum risalgono al 1995; quelli tenuti in seguito sono tutti falliti (vedi I votanti ai precedenti referendum) e quindi questi del 12 e 13 giugno rappresentano una decisa inversione di tendenza nella partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. Il disinteresse per la politica, alimentato dall'idea che i cittadini poco o nulla potessero fare per cambiare le cose, ha raggiunto, negli ultimi anni, livelli mai visti prima nella storia della Repubblica italiana. La storia dell'astensione alle elezioni e ai referendum è lì a testimoniare questo: si è addirittura parlato di un partito del non-voto.
Adesso sembra esserci un'inversione di tendenza, e, a partire dalla manifestazione promossa dalle donne il 13 febbraio, moltissime persone hanno cominciato a pensare che l'unica possibilità di cambiamento potesse venire solo attraverso l'azione diretta: si può dire che lo strapotere del governo e l'inazione dell'opposizione hanno contribuito a generare, per disperazione, la risposta dei cittadini.
I referendum sono stati il compimento di questo processo: milioni di persone, al di fuori dei partiti, hanno fatto tanti piccoli gesti per dare visibilità ai referendum mentre il governo faceva di tutto per eliminarli o almeno nasconderli. Parallelalmente una parte dell'opposizione si è "convertita" ai referendum solo quando si è resa conto che non farlo sarebbe stato un suicidio politico e soprattutto dopo che le vittorie elettorali alle amministrative avevano segnato in maniera chiarissima verso quale direzione doveva muoversi la sinistra per riconquistare credibilità.
Quello che hanno posto questi referendum, oltre ai contenuti dei quesiti, quindi, è una domanda di democrazia vera, cioè di maggior potere dei cittadini rispetto ai rappresentanti, soprattutto sul piano del rapporto con i partiti. Più potere ai cittadini e una loro maggior partecipazione alla politica, anche attraverso gli strumenti della rete, sono le possibilità che il nostro paese ha per cambiare in meglio.
Se la sinistra lo capirà e muterà se stessa coerentemente, forse siamo veramente alla fine del tunnel.

2 commenti:

  1. Caro Ivan, concordo su tutto, parola per parola. Credo che molto stia avvenendo anche tra giovani e giovanissimi, almeno su alcune tematiche. Aggiungo che il tuo talento giornalistico è notevole, così come le tue competenze informatiche. Grazie, Alberto

    RispondiElimina
  2. Non esagerare Alberto! Grazie comunque

    RispondiElimina