Visualizzazione post con etichetta partecipazione alla vita politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta partecipazione alla vita politica. Mostra tutti i post

venerdì 6 maggio 2016

Il referendum sulle modifiche della Costituzione

Non è una questione di poco conto, perché la Costituzione è la legge fondamentale del nostro Stato, quella che fissa l'architettura generale di esso. Per questo motivo è mia intenzione analizzare i cambiamenti, articolo per articolo, per cercare di capire, dal mio punto di vista di cittadino, quali saranno le conseguenze del nuovo ordinamento. Non sono un costituzionalista, e neanche un giurista, non ho nessuna competenza specifica in questo campo, ma ritengo che la legge fondamentale di uno Stato debba essere conosciuta da tutti e per questo debba essere da tutti comprensibile, come, peraltro è stata la nostra Costituzione prima dei cambiamenti attuali, quindi la mia analisi sarà anche sul piano della leggibilità del nuovo testo. Il mio scopo è quello di arrivare al voto informato e di fornire uno strumento a chiunque altro avesse simili curiosità. 
Spero che siano molti a voler capire, indipendentemente dall'orientamento sul voto, perché un referendum sulle modifiche costituzionali è importantissimo: qui non si tratta di votare dei "politici" e neanche di esprimersi su argomenti che si possono considerare troppo tecnici per richiedere uno sforzo di comprensione ("cosa paghiamo a fare dei politici, se poi non se ne occupano loro", come si sente dire spesso), qui si tratta delle fondamenta della nostro Stato: proprio perché sono importantissime non si possono lasciare ai "politici di professione", qui devono esprimersi i cittadini. Anche per questo, e del tutto giustamente, il referendum di ottobre non ha un quorum minimo di votanti: qualunque sia il numero di votanti, anche fosse bassissimo, molto inferiore al 50 %, avrà un esito legittimo che sarà o il mantenimento della Costituzione originale o l'attuazione delle modifiche. 
Per questo capire è fondamentale.
Intanto consiglio la consultazione di questo sito che ha già svolto un ottimo lavoro di confronto tra il testo originale e quello modificato: 
La Costituzione italiana: testi a fronte

Mentre qui sotto c'è l'indice degli articoli presi in esame

Articolo 48
Articolo 55
Articolo 57
Articolo 58
Articolo 59
Articolo 60
Articolo 61
Articolo 62
Articolo 63
Articolo 64
Articolo 66
Articolo 67
Articolo 69
Alcune note storiche
Articolo 70
Articolo 71
Articolo 72
Articolo 73
Articolo 74
Articolo 75
Articolo 77
Articolo 78
Articolo 79
Articolo 80
Articolo 81
Articolo 82
Articolo 83
Articolo 85
Articolo 86

[1]: in maggio non si sapeva ancora quando si sarebbe votato e sembrava dovesse essere il più presto possibile: ottobre, addirittura settembre, si sentiva dire. Poi, ai fautori del Sì, è apparso il fatto che forse la loro campagna di propaganda avesse qualche difetto e quindi c'era  bisogno di più tempo per raddrizzarne le sorti e allora, invece di votare subito, si doveva votare più tardi possibile. La data era diventata una specie di miraggio: si spostava sempre più in là, per approdare poi, appunto, al 4 dicembre.

lunedì 13 giugno 2011

Dopo i referendum

E anche questa è andata: fino a qualche mese fa nessuno avrebbe immaginato quello che è successo tra maggio e giugno nel panorama politico italiano. Tutto sembrava bloccato tra una destra demagogica e apparentemente onnipotente e una sinistra autolesionista e incapace di fare opposizione.
Il risultato ottenuto con il voto ai referendum è straordinario per molte ragioni:
  • perché segna un'inversione di tendenza rispetto all'ideologia, imperante negli ultimi anni, che "privato è meglio";
  • perché blocca la costruzione delle centrali nucleari;
  • perché afferma un principio fondamentale, come l'uguaglianza nei confronti della legge;
  • perché sicuramente mette in crisi l'attuale orrenda compagine di governo.
Ma il motivo che mi sembra più importante sottolineare è che gli ultimi referendum ad aver ottenuto il quorum risalgono al 1995; quelli tenuti in seguito sono tutti falliti (vedi I votanti ai precedenti referendum) e quindi questi del 12 e 13 giugno rappresentano una decisa inversione di tendenza nella partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. Il disinteresse per la politica, alimentato dall'idea che i cittadini poco o nulla potessero fare per cambiare le cose, ha raggiunto, negli ultimi anni, livelli mai visti prima nella storia della Repubblica italiana. La storia dell'astensione alle elezioni e ai referendum è lì a testimoniare questo: si è addirittura parlato di un partito del non-voto.
Adesso sembra esserci un'inversione di tendenza, e, a partire dalla manifestazione promossa dalle donne il 13 febbraio, moltissime persone hanno cominciato a pensare che l'unica possibilità di cambiamento potesse venire solo attraverso l'azione diretta: si può dire che lo strapotere del governo e l'inazione dell'opposizione hanno contribuito a generare, per disperazione, la risposta dei cittadini.
I referendum sono stati il compimento di questo processo: milioni di persone, al di fuori dei partiti, hanno fatto tanti piccoli gesti per dare visibilità ai referendum mentre il governo faceva di tutto per eliminarli o almeno nasconderli. Parallelalmente una parte dell'opposizione si è "convertita" ai referendum solo quando si è resa conto che non farlo sarebbe stato un suicidio politico e soprattutto dopo che le vittorie elettorali alle amministrative avevano segnato in maniera chiarissima verso quale direzione doveva muoversi la sinistra per riconquistare credibilità.
Quello che hanno posto questi referendum, oltre ai contenuti dei quesiti, quindi, è una domanda di democrazia vera, cioè di maggior potere dei cittadini rispetto ai rappresentanti, soprattutto sul piano del rapporto con i partiti. Più potere ai cittadini e una loro maggior partecipazione alla politica, anche attraverso gli strumenti della rete, sono le possibilità che il nostro paese ha per cambiare in meglio.
Se la sinistra lo capirà e muterà se stessa coerentemente, forse siamo veramente alla fine del tunnel.