domenica 16 ottobre 2011
Gli indignati a Roma: la responsabilità delle violenze
domenica 4 settembre 2011
I referendum contro la legge elettorale
venerdì 22 luglio 2011
Spider Truman e la logica
A me tutto questo ha ricordato un bellissimo libro di Irving Copi, Introduzione alla logica, edito dal Mulino. Nel capitolo sugli errori di ragionamento (Fallacie informali, p. 67, ed. 1987) descrive l'errore chiamato argumentum ad hominem (argomento diretto contro una persona), in cui si incorre “quando, invece di confutare la verità di ciò che è stato asserito, si sollevano dubbi sulla persona che ha fatto l'osservazione” (p. 70).
La cattiva retorica non fa bene a nessuno e, per quanto riguarda la “casta” e i suoi privilegi, ne è sempre stata uno degli strumenti comunicativi più efficaci, basti pensare a cosa sono stati gli ultimi vent'anni.
Fra le altre cose, le vecchie edizioni del libro di Copi (in Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1964), compresa quella dell'87 in mio possesso, contengono un'introduzione di Enzo Melandri, dall'illuminante titolo Logica, introduzione alla democrazia: quando un titolo dice già tutto.
A proposito: è arrivato il secondo video di Spider Truman su parlamentari e banche. Piccolo esercizio di logica: cosa cambierebbe, della verità o falsità di quello che dice, se lui fosse Caruso, o Franceschini, o Fini, o Pinco Pallino? Chiunque fosse sarebbe comunque una notizia da verificare. Punto.
lunedì 4 luglio 2011
NO TAV e violenza
È questo l'abituale principio della resistenza, logico corollario dei due articoli precedenti.
Cfr. Costituzione francese del 19 aprile 1946, articolo 21: «Qualora il Governo violi le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza sotto ogni forma è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri».
Quello appena enunciato è l'art. 3, proposto dall'onorevole Giuseppe Dossetti per la Costituzione italiana alla cui stesura stava partecipando come membro dell'Assemblea Costituente (http://legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/relaz_proposte/I_Sottocommissione/10nc.pdf).
Dossetti faceva parte della Prima sottocommissione sui diritti e i doveri dei cittadini. Aldo Moro, nella seduta del 30 luglio 1946, riferendo quanto la sottocommissione aveva fatto il giorno precedente, presentò un “elenco sistematico dei diritti e dei doveri del cittadino” in cui, al punto 21, nella parte relativa alle libertà civili dell'uomo, c'era il “diritto di resistenza all'atto illegale dell'autorità” (http://legislature.camera.it/_dati/Costituente/Lavori/I_Sottocommissione/sed002/sed002nc.pdf).
Anche se questo diritto, alla fine dei lavori dei costituenti, non è stato esplicitamente previsto, esso è implicito nell'idea stessa di Costituzione, come limite fondamentale a qualsiasi esercizio del potere che travalichi la democrazia di cui la Costituzione è garanzia.
Mi è venuto in mente questo a proposito dei commenti sulla “violenza dei NO TAV” e ripensando al 16 marzo del 1977 a Bologna.
(La foto originale, di Enrico Scuro, ed altre relative allo stessa giornata, si trovano qui)
L'11 marzo, durante una manifestazione all'università, era stato ucciso dai carabinieri Francesco Lorusso, uno studente aderente a Lotta Continua. A questo erano seguiti alcuni giorni di scontri piuttosto violenti che erano culminati con l'occupazione militare della zona universitaria.
Il 16 marzo si svolse, in piazza Maggiore, una manifestazione dei partiti dell'arco costituzionale (così si diceva all'epoca), quindi anche della DC, la DC del ministro degli Interni Cossiga, che noi studenti, compagni di Francesco, ritenevamo, a torto o a ragione, responsabile di quella morte.
Il fratello di Francesco, Giovanni, avrebbe voluto leggere un intervento, a quella manifestazione, ma a noi, e quindi anche a lui, fu impedito l'accesso alla piazza perché noi eravamo “i violenti”, e la manifestazione era, appunto, contro la violenza, quindi contro di noi.
Mi ricordo bene la sensazione di esclusione che io, e molti altri, avemmo quel pomeriggio: dentro la piazza c'era la DC e noi eravamo fuori, anzi noi eravamo il nemico, quella manifestazione era contro di noi che eravamo “i” violenti.
Io penso che in quel momento il PCI abbia consumato una rottura netta con quella parte della mia generazione con la quale avrebbe dovuto, invece, trovare una mediazione. Penso che quella scelta, e l'idea complessiva di politica che c'era dietro, cioè la mediazione con il potere “vero”, quello appunto della DC, invece che con il movimento, abbia segnato il percorso poco brillante che la sinistra italiana ha avuto successivamente (per capire: fatte tutte le dovute distinzioni, sarebbe come se adesso il PD e il PDL facessero una manifestazione assieme contro la “violenza dei NO TAV”).
Esattamente un anno dopo, il 16 marzo 1978, Aldo Moro, proprio quell'Aldo Moro della Costituente, fu rapito dalle Brigate Rosse e, poco più di un mese dopo, ucciso: un'altra delle cose che pensai quel 16 marzo del 1977 era che stavano facendo una grande favore a quelli che vedevano nel terrorismo una concreta possibilità di azione. Io, come la maggior parte degli aderenti al movimento, non amavo per niente la violenza, e men che meno il terrorismo, ma capivo che quello che stava facendo il PCI in quel momento, il PCI peraltro fiero e sincero avversario di ogni prospettiva di lotta armata, era spingere verso di essa tutti coloro che si sentivano esclusi dalla rappresentanza e pensavano che la violenza fosse una opzione possibile.
Quelli che nel 1977 avevano la mia età attuale erano ventenni durante la guerra civile e durante gli anni, appunto, della Costituente, ma si sono ben guardati dal ricordarci, e, prima ancora, dal ricordare a se stessi, quel dibattito nella prima sottocommissione della Costituente, cioè dal ricordare che l'unica possibilità per evitare la violenza politica è ampliare lo spazio della democrazia, e non restringerlo, costringendo così chi protesta in un angolo, senza la possibilità che le proprie rivendicazioni trovino un luogo all'interno del quale poter essere espresse.
Non vorrei che adesso la sinistra rifacesse lo stesso errore che fece più di trenta anni fa. In questo momento la sinistra deve essere in grado, se vuole ricominciare ad esistere, di ascoltare le istanze dei movimenti che si stanno sviluppando anche qui in Italia. Gli attuali movimenti non rappresentano l'utopia, al contrario è utopistico pensare che il modello del capitalismo neoliberista, che distrugge gli uomini e l'ambiente, possa continuare ad essere un modello possibile. Se la sinistra vuole esistere deve creare un modello alternativo, che sappia essere più vicino alle istanze dei cittadini, che sappia ricominciare dal basso includendo e non escludendo.
Quindi, per favore, niente anatemi contro i violenti, maggiore attenzione a come il disagio sociale si crea e, più nello specifico, in questo caso, l'Europa e il progresso dovrebbero essere messi in secondo piano rispetto alle rivendicazioni delle comunità locali, perché queste rappresentano un'idea diversa di sviluppo e società e non semplicemente l'egoistico rifiuto di concedere il proprio giardino per il bene comune: forse, in questo caso, il bene comune è la Val di Susa così com'è.
venerdì 1 luglio 2011
Nuova legge sui figli nati "fuori dal matrimonio"
mercoledì 29 giugno 2011
A proposito di spazzatura
E' il caso di questo breve film brasiliano, Ilha das flores (L'isola dei fiori), realizzato da Jorge Furtado, un cineasta brasiliano, nel 1989, cioè molti anni prima che Napoli fosse invasa dai rifiuti.
Con un'ironia molto secca e con grande efficacia, in soli 12 minuti, ci fa riflettere su come noi umani, dotati di un "cervello altamente sviluppato e i pollici opponibili", produciamo un'enorme quantità di rifiuti, e, in genere, alimentiamo un assurdo, e crudele, ciclo economico.
I sottotitoli in italiano dovrebbero apparire automaticamente. Nel caso non fosse così cliccare su "CC".
I sottotitoli (www.yound.net) sono di Caparezzola, io ho rivisto solo alcune parole.
sabato 25 giugno 2011
Life In A Day
L'iniziativa ha avuto un successo straordinario, 4500 ore di video inviati da circa 80000 utenti. Il film è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival, dove è stato proiettato il 27 gennaio e contemporanenamente sul sito YouTube del progetto (http://www.youtube.com/user/lifeinaday), dove si è potuto vedere sottotitolato in molte lingue fra cui l'italiano.
In questo video il regista spiega cosa devono fare coloro che vogliono inviare il proprio materiale: filmare la propria vita, rispondere a tre domande sulla cosa che amano di più, quella che fa più paura e quella che li fa ridere, e mostrare il contenuto delle proprie tasche.
Il risultato finale è stato un film (un documentario?) molto emozionante e un modo di utilizzare la rete davvero geniale, fra l'altro il sito YouTube permette la visione di molti spezzoni catalogati sia geograficamente, sia per parole chiave.
Il film è uscito in Germania e in Gran Bretagna in giugno e il 24 luglio sarà nei cinema degli Stati Uniti. Per ora in Italia non sono ancora previste proiezioni, però si può trovare in rete sia il film, sia il file con i sottotitoli in italiano e da settembre sarà diponibile ufficialmente su YouTube.
Che relazione ha tutto questo con la politica in Italia? A me Life In A Day è tornato in mente a proposito del peso che ha avuto la rete nelle ultime elezioni amministrative e ai referendum. Non saprei dire quanto ha contato, però penso che abbia attivato una grande capacità di condivisione di un obiettivo comune, così come è avvenuto per questo film. Inoltre, nella campagna per le amminstrative e per i referendum, non c'era nessun coordinamento paragonabile a quello che è stato messo in atto dalla produzione del film e che ha permesso il successo dell'iniziativa.
Mi vengono in mente due cose:
- la rete è uno strumento che, usato bene, fa aumentare il tuo potere (banale, ma andrebbe ricordato);
- quando i partiti impareranno ad utilizzarla, e non andranno più a Sucate, il gioco si farà più difficile.
Intanto buone vacanze e andate a vedere Life In A Day, se vi capita.
