venerdì 24 febbraio 2012

Monti, il PD e il linguaggio della "sinistra"

Sono trascorsi i primi cento giorni del governo Monti e “L'Unità” nella sua versione on line celebra l'evento con una pagina dal titolo Monti, 100 giorni tra limiti e opportunità «Rigore difficile, ma genera crescita». 

Il centro della pagina è occupato dalla copertina di una “infografica” che è la sintesi di tutta l'infografica stessa, cioè l'andamento dello spread (che questa parola possa sparire dalla memoria umana!) in relazione a provvedimenti governativi e avvenimenti internazionali. Il fu organo del fu Partito Comunista Italiano che utilizza le categorie della finanza per valutare l'andamento del governo: la totale abdicazione della politica di fronte all'economia.
Il PD, che di una parte, almeno, della tradizione comunista è erede, sostiene il miglior governo che la destra abbia prodotto in tutta la storia della Repubblica, e questo non è neanche la cosa peggiore, e se ne potrebbe pure discutere l'opportunità: la cosa peggiore è l'aver abbandonato qualsiasi possibilità di pensare al di là delle categorie dell'economia e della finanza. Il maggior partito della sinistra usa lo stesso linguaggio e le stesse categorie del neoliberismo che ha provocato il disastro, anche economico, nel quale ci troviamo: c'è qualcosa che non va, credo.

sabato 11 febbraio 2012

La Grecia, il debito e la finanza "creativa"

L'otto febbraio, sulla "Repubblica" è uscito un articolo di Stefano Rodotà (Se le banche lanciano i bond della morte), che informava sull'emissione, da parte della Deutsche Bank, di un nuovo prodotto finanziario (DB Kompass Life 3) presto definito dai commentatori "bond morte". Così Rodotà riassumeva la questione:

Si individua negli Stati Uniti un gruppo di cinquecento persone tra i 72 e gli 85 anni, si raccolgono con il loro consenso le informazioni sulle condizioni di salute, e si propone di investire sulla durata delle loro vite. Più rapidi sono i decessi, maggiore è il guadagno dell'investitore, mentre il profitto della banca cresce con la sopravvivenza delle persone appartenenti al campione.

Mi rendo conto che è piuttosto difficile credere che tutto ciò esista veramente e quindi aggiungo altri due collegamenti ad articoli sullo stesso argomento:
GERMANIA: DEUTSCHE BANK PARTITA A SCACCHI CON LA MORTE!  è un articolo di Icebergfinanza, un blog di informazione finanziaria, in cui ci sono riferimenti anche ad altre notizie in proposito, sia in articoli dello stesso sito, sia sul "Corriere della Sera" in un pezzo del 2008. 
Ne parla anche l'"Avvenire", in Il bond sulla morte, ritratto della finanza in cui, giustamente, si punta soprattutto sugli aspetti etici della vicenda.
Insomma, incredibile ma, purtroppo, vero. Immagino che si possa cinicamente dire "E' la finanza, bellezza!" e che solo gli ingenui come me possano trovare qualcosa di strano e immorale in questa nuova (ormai neanche tanto) "opportunità per gli investitori", come immagino sia stata definita da qualche consulente finanziario che l'ha voluta vendere ad un proprio cliente.  Non riesco, però,  a non provare un'intensa rabbia, pensando che, in questo momento, la Grecia sta rischiando il collasso e noi in Italia siamo chiamati a sacrifici di grande portata, per salvare un sistema economico e finanziario che usa strumenti di questo tipo.
A questo proposito consiglio di vedere un documentario, Debtocracy, che è sulla crisi greca e su come la finanza stia strangolando questo paese (ed immagino anche il nostro) e poi, magari, ripensare a chi in questo momento sta guidando il nostro paese: io non ho tutta questa straordinaria fiducia in chi è stato consulente della Goldman Sachs, forse sarò fermo a categorie ormai antiquate, ma l'ultima persona che vorrei in questo momento alla guida del governo italiano è un esponente di una versione aggiornata del neoliberismo tatcheriano.

domenica 16 ottobre 2011

Gli indignati a Roma: la responsabilità delle violenze

Quando la situazione è difficile è necessario essere chiari ed evitare l'ipocrisia: la responsabilità politica e morale delle violenze che ci sono state a Roma sabato 15 ottobre durante la manifestazione degli indignati è, in primo luogo, di questo governo e secondariamente di questa opposizione balbettante ed equivoca.
Se si trasforma la democrazia, cioè l'unico modo che abbiamo saputo realizzare per evitare i cambiamenti violenti, in un mercato indegno dove vince sempre il più ricco, poi non ci si può stupire se qualcuno decide di rispolverare concetti e pratiche che sembravano ormai appartenere al passato.
Se una generazione deve assistere alla propria espulsione dal mercato del lavoro da una crisi che è stata creata dalle grandi istituzioni finanziarie e da un'economia fuori controllo che crea una sempre maggiore distanza tra poveri e ricchi, poi non ci si può stupire se qualcuno decide di trasformare la propria disperazione in rabbia violenta.
Se dobbiamo assistere troppo spesso al triste spettacolo di cittadini morti in circostanze poco chiare mentre erano in custodia presso le forze dell'ordine o che da esse vengono malmenati in maniera ingiustificata e tutto questo poi non porta mai alla punizione dei responsabili e, soprattutto, alla fine di questa barbarie, poi non ci si può stupire se un blindato viene dato alle fiamme e su di esso venga scritto “ACAB” (All Cops Are Bastards).
Non si può pensare di esasperare, con le proprie inadempienze politiche e morali, un intero popolo e poi pensare che questo non crei conseguenze anche violente: se solo a Roma la protesta ha avuto gli esiti che si sono visti, mentre nelle altre nazioni tutto si è svolto in maniera ordinata, è perché solo in Italia c'è questa democrazia malata che non dà ai propri cittadini la speranza del cambiamento attraverso le procedure pacifiche del voto e della rappresentanza parlamentare.
Poi ci sono le responsabilità individuali, dei manifestanti che hanno usato la violenza e di chi queste violenze avrebbe dovuto contenerle e, possibilmente, fare in modo che non ci fossero. Ho seguito per tutto il pomeriggio la diretta di Sky TG24 e l'inviata per un paio d'ore, e forse più, ha parlato di una piazza San Giovanni dove i manifestanti, sia quelli pacifici, sia quelli violenti, non avevano via d'uscita. Che io sappia, ma non sono un tecnico dell'ordine pubblico, chiudere tutte le possibilità di fuga ad un massa di manifestanti è il modo migliore per provocare incidenti, per l'impossibilità di defluire delle masse coinvolte. Inoltre chi si trova costretto in tale situazione ha l'ulteriore alibi all'esercizio della violenza dato dal non avere via di scampo: mi piacerebbe che, oltre ai manifestanti responsabili delle violenze, sul banco degli imputati ci fossero anche i responsabili dell'ordine pubblico, ma Lorsignori, naturalmente, hanno fatto solo il loro dovere, cioè hanno provocato quello che avrebbero dovuto evitare.
Io detesto la violenza e vorrei che fosse sempre evitata, ma detesto anche l'ipocrisia e la patente incapacità di una classe dirigente che ha la responsabilità morale e politica di questa situazione e non fa niente per togliere le cause che l'hanno provocata, anzi sembra volerne sempre aggiungere altre.

domenica 4 settembre 2011

I referendum contro la legge elettorale


E' in corso la raccolta delle firme per due referendum abrogativi della pessima legge elettorale in vigore. E' possibile firmare presso il proprio comune di residenza o ai banchetti del comitato promotore (http://comitato.referendumelettorale.org/). A questo indirizzo è possibile vedere una mappa che dà indicazioni pratiche, come orari e sedi, in proposito: http://comitato.referendumelettorale.org/?page_id=104. Io ho firmato e consiglio di farlo anche abbastanza in fretta perché la scadenza è la fine del mese di settembre.
L'attuale legge elettorale risale al 2005 ed è la manifestazione più pura di quella che, in questo periodo, viene chiamata “casta”. L'elemento che più esprime questo caratteristica è il fatto che si vota su lista bloccata. Cosa significa? Significa che l'elettore non può indicare la propria preferenza sul candidato ma può solo votare il partito. Sulla base dei suffragi ottenuti da esso andranno in parlamento i candidati in ordine di inserimento nella lista. In pratica le segreterie dei vari partiti decidono a priori, sulla base dei sondaggi svolti a ridosso delle elezioni, chi saranno i propri parlamentari: se i dirigenti del partito Libero furto in libero stato (ogni allusione è voluta :-)), in base alla propria forza elettorale, presumono di poter eleggere 10 deputati, mettono le dieci, dodici per sicurezza, persone di loro fiducia, cioè ladri notoriamente molto destri e fedeli al capo, e hanno la certezza che quelli saranno i loro rappresentanti in Parlamento. Poi, magari, nelle successive posizioni della lista, possono aggiungere personalità assolutamente specchiate e oneste, per fare un po' di propaganda, tanto questi non saranno mai eletti.
Appare ovvio che, in questo modo, il potere delle segreterie dei partiti, tutti senza distinzione tra maggioranza e opposizione, è il massimo possibile rispetto a quello dei cittadini e anche rispetto agli stessi deputati eletti, per i quali non è più neanche necessario arrivare all'esclusione dalle liste in caso di scarsa fedeltà, basta retrocederli di alcuni posti nella futura lista elettorale e non saranno più rieletti: è il trionfo della partitocrazia.
A parte il macroscopico scippo ai danni degli elettori, questa legge ha anche altri difetti, in particolare i meccanismi di attribuzione dei premi di maggioranza che sono diversi tra camera e senato e che possono rendere difficile la formazione di una maggioranza di governo, favorendone così l'instabilità.
Il suo principale estensore, il disonorevole Calderoli, l'ha definita una “porcata” in un'intervista data a Enrico Mentana. Grazie a Berlusfan, che l'ha messo su YouTube, possiamo vedere il momento in cui esprime l'ineffabile giudizio sulle sue capacità di legislatore:

Questo è un trafiletto della Stampa di Torino che dà conto dell'episodio: CALDEROLIA «MATRIX» «La mia legge elettorale e' unaporcata».
Quello che Calderoli non dice in quell'intervista, e che invece sottolineano i commentatori, per esempio Giannini, è che la legge fu fatta soprattutto per mettere in difficoltà il futuro governo di centrosinistra che si immaginava ci sarebbe stato (e che infatti ci fu), a causa del vistoso calo di consensi che il governo Berlusconi in carica aveva all'epoca. Per questi motivi questa legge è universalmente chiamata “Porcellum”.
I referendum abrogativi riporterebbero la situazione al momento precedente l'introduzione del Porcellum, cioè alla legge Mattarella, che era stata in vigore nelle precedenti elezioni politiche, dal 1994 al 2001. Non fu una legge esente da difetti, tant'è vero che aveva anch'essa un nomignolo, “Mattarellum”, perché introduceva una quota proporzionale che venne vista all'epoca come un tradimento delle speranze di chi voleva diminuire il potere della DC, partito di Mattarella, che prosperava all'interno del sistema proporzionale.
In ogni caso la legge precedente è sicuramente meglio di quella attuale e non è escluso che, sotto la spinta dei referendum, il parlamento ne possa scrivere una migliore (sono un inguaribile ottimista!).
Se volete diminuire il potere della partitocrazia, andate a firmare, per favore.

venerdì 22 luglio 2011

Spider Truman e la logica

Impazza il gioco su chi sia Spider Truman. Ieri era Francesco Caruso, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, che poi ha smentito (http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=16399&catid=39&Itemid=68). Il fatto che fosse lui aveva creato in rete un'ondata di indignazione, come se essere un ex parlamentare cambiasse qualcosa delle cose dette, a prescindere dal fatto di condividerle oppure no.

A me tutto questo ha ricordato un bellissimo libro di Irving Copi, Introduzione alla logica, edito dal Mulino. Nel capitolo sugli errori di ragionamento (Fallacie informali, p. 67, ed. 1987) descrive l'errore chiamato argumentum ad hominem (argomento diretto contro una persona), in cui si incorre “quando, invece di confutare la verità di ciò che è stato asserito, si sollevano dubbi sulla persona che ha fatto l'osservazione” (p. 70).

La cattiva retorica non fa bene a nessuno e, per quanto riguarda la “casta” e i suoi privilegi, ne è sempre stata uno degli strumenti comunicativi più efficaci, basti pensare a cosa sono stati gli ultimi vent'anni.

Fra le altre cose, le vecchie edizioni del libro di Copi (in Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1964), compresa quella dell'87 in mio possesso, contengono un'introduzione di Enzo Melandri, dall'illuminante titolo Logica, introduzione alla democrazia: quando un titolo dice già tutto.

A proposito: è arrivato il secondo video di Spider Truman su parlamentari e banche. Piccolo esercizio di logica: cosa cambierebbe, della verità o falsità di quello che dice, se lui fosse Caruso, o Franceschini, o Fini, o Pinco Pallino? Chiunque fosse sarebbe comunque una notizia da verificare. Punto.

lunedì 4 luglio 2011

NO TAV e violenza

La resistenza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino.
È questo l'abituale principio della resistenza, logico corollario dei due articoli precedenti.
Cfr. Costituzione francese del 19 aprile 1946, articolo 21: «Qualora il Governo violi le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza sotto ogni forma è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri».

Quello appena enunciato è l'art. 3, proposto dall'onorevole Giuseppe Dossetti per la Costituzione italiana alla cui stesura stava partecipando come membro dell'Assemblea Costituente (http://legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/relaz_proposte/I_Sottocommissione/10nc.pdf).

Dossetti faceva parte della Prima sottocommissione sui diritti e i doveri dei cittadini. Aldo Moro, nella seduta del 30 luglio 1946, riferendo quanto la sottocommissione aveva fatto il giorno precedente, presentò un “elenco sistematico dei diritti e dei doveri del cittadino” in cui, al punto 21, nella parte relativa alle libertà civili dell'uomo, c'era il “diritto di resistenza all'atto illegale dell'autorità” (http://legislature.camera.it/_dati/Costituente/Lavori/I_Sottocommissione/sed002/sed002nc.pdf).

Anche se questo diritto, alla fine dei lavori dei costituenti, non è stato esplicitamente previsto, esso è implicito nell'idea stessa di Costituzione, come limite fondamentale a qualsiasi esercizio del potere che travalichi la democrazia di cui la Costituzione è garanzia.

Mi è venuto in mente questo a proposito dei commenti sulla “violenza dei NO TAV” e ripensando al 16 marzo del 1977 a Bologna.

(La foto originale, di Enrico Scuro, ed altre relative allo stessa giornata, si trovano qui)





L'11 marzo, durante una manifestazione all'università, era stato ucciso dai carabinieri Francesco Lorusso, uno studente aderente a Lotta Continua. A questo erano seguiti alcuni giorni di scontri piuttosto violenti che erano culminati con l'occupazione militare della zona universitaria.

Il 16 marzo si svolse, in piazza Maggiore, una manifestazione dei partiti dell'arco costituzionale (così si diceva all'epoca), quindi anche della DC, la DC del ministro degli Interni Cossiga, che noi studenti, compagni di Francesco, ritenevamo, a torto o a ragione, responsabile di quella morte.

Il fratello di Francesco, Giovanni, avrebbe voluto leggere un intervento, a quella manifestazione, ma a noi, e quindi anche a lui, fu impedito l'accesso alla piazza perché noi eravamo “i violenti”, e la manifestazione era, appunto, contro la violenza, quindi contro di noi.

Mi ricordo bene la sensazione di esclusione che io, e molti altri, avemmo quel pomeriggio: dentro la piazza c'era la DC e noi eravamo fuori, anzi noi eravamo il nemico, quella manifestazione era contro di noi che eravamo “i” violenti.

Io penso che in quel momento il PCI abbia consumato una rottura netta con quella parte della mia generazione con la quale avrebbe dovuto, invece, trovare una mediazione. Penso che quella scelta, e l'idea complessiva di politica che c'era dietro, cioè la mediazione con il potere “vero”, quello appunto della DC, invece che con il movimento, abbia segnato il percorso poco brillante che la sinistra italiana ha avuto successivamente (per capire: fatte tutte le dovute distinzioni, sarebbe come se adesso il PD e il PDL facessero una manifestazione assieme contro la “violenza dei NO TAV”).

Esattamente un anno dopo, il 16 marzo 1978, Aldo Moro, proprio quell'Aldo Moro della Costituente, fu rapito dalle Brigate Rosse e, poco più di un mese dopo, ucciso: un'altra delle cose che pensai quel 16 marzo del 1977 era che stavano facendo una grande favore a quelli che vedevano nel terrorismo una concreta possibilità di azione. Io, come la maggior parte degli aderenti al movimento, non amavo per niente la violenza, e men che meno il terrorismo, ma capivo che quello che stava facendo il PCI in quel momento, il PCI peraltro fiero e sincero avversario di ogni prospettiva di lotta armata, era spingere verso di essa tutti coloro che si sentivano esclusi dalla rappresentanza e pensavano che la violenza fosse una opzione possibile.

Quelli che nel 1977 avevano la mia età attuale erano ventenni durante la guerra civile e durante gli anni, appunto, della Costituente, ma si sono ben guardati dal ricordarci, e, prima ancora, dal ricordare a se stessi, quel dibattito nella prima sottocommissione della Costituente, cioè dal ricordare che l'unica possibilità per evitare la violenza politica è ampliare lo spazio della democrazia, e non restringerlo, costringendo così chi protesta in un angolo, senza la possibilità che le proprie rivendicazioni trovino un luogo all'interno del quale poter essere espresse.

Non vorrei che adesso la sinistra rifacesse lo stesso errore che fece più di trenta anni fa. In questo momento la sinistra deve essere in grado, se vuole ricominciare ad esistere, di ascoltare le istanze dei movimenti che si stanno sviluppando anche qui in Italia. Gli attuali movimenti non rappresentano l'utopia, al contrario è utopistico pensare che il modello del capitalismo neoliberista, che distrugge gli uomini e l'ambiente, possa continuare ad essere un modello possibile. Se la sinistra vuole esistere deve creare un modello alternativo, che sappia essere più vicino alle istanze dei cittadini, che sappia ricominciare dal basso includendo e non escludendo.

Quindi, per favore, niente anatemi contro i violenti, maggiore attenzione a come il disagio sociale si crea e, più nello specifico, in questo caso, l'Europa e il progresso dovrebbero essere messi in secondo piano rispetto alle rivendicazioni delle comunità locali, perché queste rappresentano un'idea diversa di sviluppo e società e non semplicemente l'egoistico rifiuto di concedere il proprio giardino per il bene comune: forse, in questo caso, il bene comune è la Val di Susa così com'è.


venerdì 1 luglio 2011

Nuova legge sui figli nati "fuori dal matrimonio"

I figli di persone non sposate, finora, in Italia, non avevavno altri parenti al di fuori dei propri genitori. Non aveva nessuna importanza la famiglia di fatto per definire gli altri rapporti parentali: due bambini nati entrambi dagli stessi genitori, che hanno riconosciuti entrambi, sul piano giuridico, non sono neanche fratelli fra di loro e, quindi, tanto meno hanno nonni, zii, cugini. Così è, o, forse, fra un po', era, perché la camera ha approvato un provvedimento che cambia il diritto di famiglia, equiparando i figli nati "fuori dal matrimonio" a quelli nati "dentro al matrimonio".
Se tutto va bene e il provvedimento passerà anche al senato, questa assurda situazione sarà sanata: un piccolo passo verso una maggiore civiltà.